Mercati e manovra. Le infrastrutture. Le Pmi spendono 1,2 miliardi per gare
L'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici: bisogna centralizzare il controllo dei requisiti per liberare risorse perla crescita
Cresme Comunicazione
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18/01/2012
Un miliardo e 213 milioni all'anno. Questa è la spesa che le piccole e medie imprese fornitrici della pubblica amministrazione,più di 5oomila, devono sostenere per partecipare alle gare d'appalto. Un immenso, ingiustificato, ticket, una sorta di tassa della burocrazia che si disperde nei mille rivoli dei moduli, delle comunicazioni da inviare, delle raccomandate da affrancare e di certificazioni e attestati da allegare alle buste con cui ci si candida per conquistare una commessa pubblica. Oneri impropri che si ridurrebbero, secondo l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, con la creazione di una banca dati centralizzata da cui le stazioni appaltanti potrebbero attingere per verificare certificati e requisiti dei concorrenti. I dati sui costi impropri della partecipazione agli appalti sono contenuti in uno studio congiunto del Ministero per l'Innovazione e di quello delle Infrastrutture, realizzato su un campione di mille Pmi (imprese con un minimo di 5 e un massimo di 249 addetti) nell'ambito del pacchetto "taglia-oneri". Nel totale dei costi annuali (pari, per l'esattezza a 1.213.918.637 euro) spiccano i 190 milioni all'anno che se ne vanno per le procedure in economia (gare del tutto informali per importi molto ridotti) e i 157 destinati alle garanzie a corredo dell'offerta (cauzioni e fideiussioni, per lo più), ma la voce più alta (24 milioni) resta quella generale, delle spese per presentare la documentazione richiesta. Che arriva a questa cifra anche perché ogni Pmi partecipa, in media, a 27 gare l'anno.
Il Sole 24 Ore, pag. 17