In termini quantitativi, le cubature edilizie ultimate nel 2011 rappresentano il picco negativo del ciclo della nuova edilizia. Ma il punto più basso potrebbe non essere stato ancora raggiunto. Per il 2012 è prevista una debolissima ripresa determinata esclusivamente da due fattori piuttosto fragili: da una parte, l’inizio della fase a regime dei provvedimenti regionali degli ampliamenti in deroga (che tuttavia stanno apportando un contributo assai inferiore a quello atteso); dall’altra la prosecuzione e la conclusione dei cantieri in edilizia strumentale avviati nel 2009 ma sospesi per ovvi motivi di prospettive economiche. Cantieri, questi ultimi, che tuttavia per le loro caratteristiche tipologiche (si tratta prevalentemente di capannoni industriali) non apportano un contributo sensibile al livello degli investimenti. I livelli di produzione, in ogni caso resteranno bassi.
Dovremo abituarci, nel prossimo decennio, ad una dimensione della produzione edilizia assai più contenuta rispetto a quella espressa nella media del periodo 2001-2010. In particolare gli scenari relativi alla domanda primaria (nuove famiglie) invitano a sottolineare ancora una volta come - al netto di fenomeni oggi non prevedibili (le previsioni sono per definizione fallibili) - la misura dell’edilizia residenziale di nuova realizzazione sarà pari al 70% di quella registrata nel primo decennio degli anni 2000. E’ evidente che ciò comporterà – e se ne vedono i primi segnali – un processo di riconfigurazione dell’attuale assetto, tipologico e geografico innanzitutto, ma anche degli attori che operano sul mercato.
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Nel 2011 è proseguita la diminuzione del numero dei cantieri ultimati. Il numero di quelli avviati è crollato: secondo i primi dati provvisori, i permessi per edificare ritirati nella prima metà del 2011 sono ulteriormente diminuiti del 9,5% rispetto al 1° semestre 2010. Già nel 2007 – ed era ancora un anno di sensibile intensità per le ultimazioni edilizie - le previsioni del CRESME riportavano la stima di un calo notevole fra il 2006 e il 2011 (in particolare per l’edilizia residenziale si stimava il -25%, per l’edilizia nel complesso il -11%) si trattava già di una intensità depressiva notevole e allora poco condivisa dagli attori del mercato. In realtà lo scenario si è rivelato peggiore: -36%.
L’edilizia realizzata nel 2011 si compone, in una prima riepilogativa articolazione nelle seguenti misure:
- poco più di 34.074 edifici residenziali che hanno sviluppato una volumetria di circa 72,8 milioni di mc, con un calo di questi ultimi pari al –20,5% rispetto al 2010 (che segue il –17,9 del 2010 e il -11,7% del 2009);
- 14.800 fabbricati non residenziali, per circa 88,3milioni di mc con un decremento del –7,6% (che segue il –8,8% registrato nel 2010);
- poco più di 15,2 milioni di mc di ampliamenti di edifici abitativi già esistenti (+18,8%);
- 27,8 milioni di mc di ampliamenti di manufatti non residenziali (+0,7%).
Pertanto, una offerta di abitazioni fortemente ridimensionata: i nuovi alloggi ultimati sono passati da 338.200 nel 2007 a 316.600 nel 2008, 280.050 nel 2009, 230.135 nel 2010 e 192.500 nel 2011. Per il 2012 se ne prevedono 187.000, di cui circa 23.000 ascrivibili al “Piano Casa ampliamenti in deroga”.