Il rischio e la gestione del territorio: investimenti e fabbisogno
L’Italia è un territorio ad alto rischio idrogeologico e sismico ed il problema emerge con forza. La gestione del territorio, ordinaria e straordinaria, è un’operazione costosa anche se di non facile quantificazione.
Le aree ad elevata criticità idrogeologica rappresentano il 10% della superficie italiana e riguardano l’82% dei comuni; le aree ad elevato rischio sismico riguardano circa il 50% del territorio nazionale e il 38% dei comuni. Nelle aree esposte ad elevato rischio naturale risiedono le persone e si trovano le residenze, gli uffici, le strutture pubbliche e le infrastrutture. Si stima che la popolazione residente nelle aree di elevato rischio idrogeologico raggiunga quasi 6 milioni di persone, mentre la popolazione residente nelle aree di elevato rischio sismico superi i 24 milioni di persone. Il patrimonio edilizio potenzialmente esposto ad un elevato rischio idrogeologico è pari a 1 milione e 300 mila edifici; nelle aree di elevato rischio sismico si trovano 6 milioni 270 mila edifici.

L’attuale situazione di rischio è determinata dalle dinamiche che hanno interessato il sistema insediativo nazionale a partire dal dopoguerra. Le repentine trasformazioni di quest'ultima fase espansiva hanno determinato un notevole aggravamento delle tensioni ambientali latenti. Gran parte della crescita demografica, infatti, si è concentrata in aree già caratterizzate da elevati livelli di fragilità idrogeologica e l'aumento della pressione antropica, in assenza di efficaci interventi di tutela, ha contribuito ad un ulteriore aggravamento degli equilibri geo-ambientali. Peraltro, in gran parte delle aree le aree interne dell'Italia meridionale ed insulare gli intensi fenomeni di spopolamento in molti casi anno determinato una riduzione dell'attività di manutenzione ordinaria del territorio, tenuta dei terrazzamenti, pulizia dei canali e del reticolo idrografico minore, consolidamento e piantumazione degli versanti, ha determinato una ulteriore accelerazione dei fenomeni di degrado.
In una fase di intense trasformazioni, la crescita a volte troppo affrettata da un lato e la mancanza di una indispensabile attività di manutenzione territoriale dall'altro, ha decisamente contribuito ad aggravare lo stato di salute del territorio ed ora che la fase di crescita più intensa è terminata l'attività di controllo, monitoraggio, riduzione degli impatti e messa in sicurezza assume una importanza prioritaria, aprendo la strada verso l'economia del futuro, nella quale il paradigma dello sviluppo sostenibile dovrà necessariamente assumere un ruolo centrale.
Il quadro dei costi complessivi del dissesto idrogeologico e dei terremoti a partire dal 1944 al 2009 ha portato a stimare i costi complessivi tra un valore minimo di 176 miliardi di euro e uno massimo di 213, da 2,7 a 3,3 miliardi l’anno. La differenza è da attribuire al costo dei terremoti che, a seconda delle fonti informative, varia da un minimo di 124 miliardi di euro a un massimo di 161.
Schema. – I costi del dissesto idrogeologico e dei terremoti 1944-2009(*) – prezzi 2009
Fonte: Elaborazione Centro Studi Consiglio Nazionale dei Geologi in collaborazione con CRESME su fonti varie
* Stime
Sulla base dei bandi di gara pubblicati in Italia e censiti da CRESME Europa Servizi, il mercato pubblico dei lavori di sistemazione e prevenzione delle situazioni di dissesto idrogeologico e di ricostruzione e/o adeguamento sismico, si attesta attorno ai 1.750 interventi l’anno pari a un importo medio di circa 870 milioni di euro all’anno.