Le infrastrutture, cruciali in ogni paese e periodo, sono nella fase attuale oggetto di due “forze” che si muovono in direzione opposta.
Da un lato sono al centro delle politiche europee di rilancio dell’economia: il 19 ottobre scorso la commissione europea ha adottato un piano da 50 miliardi, un piano da 50 miliardi per le infrastrutture, il cosiddetto Connecting Europe Facility, destinato a migliorare le reti di trasporto, quelle energetiche e quelle digitali. Questi investimenti favoriranno la crescita e l’occupazione, in una situazione particolarmente difficile, e allo stesso tempo rafforzeranno la competitività dell’Europa, facilitando lo spostamento di milioni di cittadini e di imprese. Contribuendo inoltre agli obiettivi della UE in materia di cambiamenti climatici attraverso la riduzione di CO2 dei trasporti.
Dall’altro, per la natura stessa del settore che tradizionalmente si affida in quota prioritaria alla spesa pubblica ma che ormai sempre più diffusamente si affida, in alcuni casi in maniera obbligata, a forme di collaborazione pubblico privato, la realizzazione di infrastrutture risulta doppiamente penalizzata dal circolo vizioso di crescita dei debiti sovrani e della sfiducia del sistema del credito. Il settore pubblico, cui compete in maniera quasi esclusiva il finanziamento delle opere infrastrutturali, deve infatti fronteggiare oggi il problema di un debito pubblico cresciuto, non solo e non tanto per le manovre di sostegno alla crescita attuate nel corso della prima fase della crisi, ma per la necessità di arginare le tensioni legate al debito sovrano, ovvero tramite le politiche di austerity che, in maniera abbastanza generalizzata, stanno caratterizzando le politiche fiscali di molte economie avanzate). I privati, che potrebbero entrare nel processo di gestione o realizzazione di infrastrutture, si scontrano con un mercato del credito che, detentore di ingenti quantità di titoli pubblici, è divenuto più vulnerabile e pertanto più rigido.
I dati dell’ultima conferenza Euroconstruct dello scorso novembre 2011 sembrano indicare che nel medio periodo, da qui al 2013, si faranno sentire soprattutto gli effetti delle forze di freno al settore.
Per vedere realizzato, invece, il piano di integrazione delle reti trasportistiche, energetiche e digitali europee si dovranno ancora aspettare ancora alcuni anni. Il fondo CEF ha infatti uno spettro di applicazione 2014-2020, ed essendo una delle proposte di bilancio dell'UE per il periodo 2014-2020 dovrà essere approvato dai governi nazionali e dal Parlamento Europeo. E il project bond, lo strumento appositamente introdotto per rilanciare il mercato delle obbligazioni e per aiutare i promotori dei singoli progetti infrastrutturali ad attrarre finanziamenti obbligazionari di lunga durata, arriverà alla fase pilota tra il 2012 e il 2013.
Il carattere stabilizzatore viene meno - Osservando la serie storica del mercato europeo delle costruzioni, le infrastrutture mostrano tradizionalmente una dinamica più stabile con spesso una funzione anticiclica, e compensatrice delle forti oscillazioni registrate dalla nuova edilizia, sia residenziale che non residenziale. Questo è accaduto soprattutto nella fase inziale della crisi ancora in atto, quando, come noto, molti paesi hanno adottato manovre di stimolo all’economia attraverso lo sviluppo infrastrutturale. A partire dal 2007 e fino al 2010 il settore attutisce il collasso del mercato. Dal 2011 lo scenario cambia, e la dinamica del comparto entra in territorio negativo, lasciando al segmento del rinnovo edilizio il ruolo di componente più dinamica del mercato, e presentando prospettive di crescita nel medio termine assai più modeste rispetto a quelle della nuova produzione edilizia, soprattutto residenziale.
Due anni fa, nel pieno della crisi, le infrastrutture erano l’unico settore in crescita, e quello su cui confidavano le aspettative di uscita dalla crisi per tutto il settore, ma già si prevedeva il successivo quasi fisiologico ripiegamento del settore, una volta esaurite le manovre eccezionali.
Grafico 1 – Dinamica del mercato europeo delle costruzioni per segmenti di mercato – Numero indice 1998=100
Fonte: Euroconstruct – Parigi, novembre 2011
Il grafico che segue mostra in maniera evidente la piccola rivoluzione in corso per le infrastrutture, sia nei paesi occidentali che in quelli centro-orientali dove, tradizionalmente, il carattere anticiclico del mercato è assai più evidente. A ovest alla ripresa economica del PIL nel 2010 corrisponde un altro drammatico calo degli investimenti infrastrutturali e che prosegue nel 2011, a fronte di una modesta ma importante crescita del comparto edilizio. A est l’effetto traino del mercato prosegue invece fino al 2011, ma dal 2012 in entrambe le aree territoriali il settore evolverà più lentamente dell’economia e dell’edilizia, almeno fino al 2014. Continua...
Dinamica Genio Civile, costruzioni e PIL a confronto – variazioni % su valori a prezzi costanti
| Western Europe |  |
| Eastern Europe |  |
Fonte: Euroconstruct – Parigi, novembre 2011