Dato il crescente rilievo che le dinamiche migratorie assumeranno nella definizione degli scenari demografici, soprattutto in una fase in cui l’evoluzione della struttura per età della popolazione italiana determinerà un consistente ridimensionamento della domanda autoctona, la domanda abitativa espressa dalla popolazione straniera rappresenterà una quota sempre più rilevante del mercato residenziale.
L’esercizio previsionale elaborato dal CRESME con l’ausilio del sistema informativo territoriale Demo/Si, nel periodo 2011-2020 assume per la popolazione straniera un saldo migratorio compreso tra le 357mila unità l’anno dell’ipotesi alta e le 289mila dell’ipotesi bassa. Per la popolazione italiana, invece, le ipotesi di scenario definiscono un bilancio migratorio che va dalle 5mila, alle 2mila unità in meno l’anno. In definitiva, sebbene con una sensibile riduzione rispetto al valore di picco raggiunto tra il 2007 ed il 2008 (quasi 500mila unità l’anno), per la popolazione straniera si prevedono flussi migratori ancora assai consistenti. Per la popolazione italiana invece, al di là delle cifre assai modeste del bilancio complessivo, il fenomeno più rilevante sarà rappresentato dall’accentuarsi di importanti fenomeni di migrazione interna, con un bilancio di popolazione in uscita dalle regioni del Mezzogiorno valutabile tra le 46mila e le 36mila unità l’anno, che nel 90-95% dei casi vedrà come meta di destinazione le regioni centro-settentrionali e nel 5-10% Paesi esteri.

Ma le trasformazioni della struttura per età della popolazione italiana e la progressiva fuoriuscita dalla classe dei trentenni delle generazioni nate durante il baby-boom degli anni ‘60, determineranno una sempre più consistente riduzione del numero di nascite da genitori italiani, mentre l’incremento della popolazione più anziana farà aumentare il numero delle morti, definendo nel complesso uno scenario di netto peggioramento del bilancio naturale. Le previsioni per la popolazione italiana quindi, tracciano un bilancio negativo, e se tra il 2002 ed il 2010, anche grazie alle acquisizioni di cittadinanza (337mila nel periodo), si è realizzata ancora una modesta crescita (0,5%), lo scenario previsionale definisce un calo che, nell'ipotesi più favorevole, giungerà a sforare gli 1,2 milioni di individui (-2%) al lordo delle circa 1,5 milioni acquisizioni di cittadinanza previste nell’intero periodo.
La popolazione straniera invece, per i consistenti flussi in ingresso e per il bilancio naturale positivo determinato da una struttura per età assai giovane (al 2010 l’età media della popolazione straniera era di 31,4 anni contro i 43,9 degli italiani), segnerà un forte incremento, giungendo, nell’ipotesi più favorevole, dagli attuali 4,6 milioni di residenti, agli 8,3 milioni del 2020. Il differenziale di crescita tra popolazione straniera e italiana, quindi, porterà l’incidenza degli stranieri sulla popolazione complessiva dall’attuale 7,5%, al 13,2% del 2020, registrando però notevoli differenziazioni territoriali, dal 18% del Nord-Est, al 16% del Nord-Ovest e del Centro, al 6-7% del Mezzogiorno.

Ma gli scenari demografici troveranno diretto riscontro anche in termini di domanda abitativa primaria. L’analisi della domanda per provenienza della persona di riferimento infatti, propone dei dati inequivocabili: mentre tra il 2002 ed il 2010 la crescita del numero di famiglie/alloggio era ripartita tra il 73% con persona di riferimento italiana ed il 27% straniera, nello scenario previsionale 2011-2020 si stima una ripartizione composta per il 40% da italiani ed il 60% di stranieri, giungendo addirittura a sfiorare il 71% nelle regioni centrali ed il 66% nel Nord-Ovest.

Per comprendere bene la dinamica del fenomeno non basta osservare la crescita complessiva del numero di famiglie/alloggio, frutto del bilancio tra nuove famiglie ed estinzione di famiglie esistenti. Considerando che le estinzioni di famiglie esistenti riguardano essenzialmente la popolazione italiana, infatti, il dato complessivo risente di una rilevante deformazione. Nel bilancio della domanda complessiva infatti, il numero di nuove famiglie che si formeranno nel decennio 2011-2020 è pari a 5,8 milioni, mentre il numero di abitazioni liberata per l’estinzione della famiglia occupante è stimabile in 3,48 milioni, definendo una crescita netta complessiva di 2,38 milioni di famiglie. In questo bilancio il numero di nuove famiglie/alloggio con persona di riferimento italiana è di 4,4 milioni mentre quella di nuove famiglie con persona di riferimento straniera è di 1,43 milioni, mentre il numero di abitazioni liberate è di 3,5 milioni per gli italiani e di sole 8.300 per gli stranieri.
Nell’effettuazione del bilancio complessivo quindi, mentre la domanda delle nuove famiglie/alloggio è decurtata di una quota consistente derivante dalle estinzioni di famiglie italiane, per le nuove famiglie/alloggio con persona di riferimento straniera la riduzione relativa alla quota di estinzioni di famiglie esistenti è assai più contenuta. Si tratta tuttavia di una semplificazione che non trova riscontro nelle reali dinamiche di mercato, dove la consistente quota di abitazioni liberata da famiglie italiane non deve necessariamente andare a soddisfare la domanda di nuove famiglie italiane, ma può, come spesso avviene, soddisfare la domanda di nuove famiglie straniere, mentre la domanda espressa dalle famiglie italiane può trovare soddisfazione nel mercato delle nuove costruzioni.
Per avere un parametro più affidabile della crescente centralità delle famiglie con persona di riferimento straniera sul mercato residenziale quindi, si può far riferimento alla stima del numero delle sole nuove famiglie/alloggio per provenienza, al lordo quindi dell’effetto delle estinzioni di famiglie esistenti. In tal caso le stime effettuate consentono di definire un peso della domanda espressa dalla componente straniera che va da una media del 16% per lo scenario dei primi anni Duemila, ad un valore del 24% nello scenario previsionale 2011-2020. Con riferimento alla macro-aree, invece, il valore più rilevante si realizza nelle regioni centrali, dove l’incidenza delle nuove famiglie straniere dall’attuale 20% giunge nello scenario previsionale al 32,4% del totale. Valori assai rilevanti caratterizzano anche le regioni settentrionali, passando dal 26,6% del Nord-Ovest, al 25% del Nord-Est. Valori più contenuti, ma sempre assai rilevanti, si realizzeranno al Sud e nelle Isole, dove le nuove famiglie con persona di riferimento straniera rappresenteranno, rispettivamente, il 16,5% ed il 12,2% del totale.
Emerge quindi con grande chiarezza la centralità dei flussi migratori dall’estero non solo in rapporto al riequilibrio generazionale ed alla tenuta del sistema previdenziale e del welfare più in generale ma anche dal punto di vista della domanda abitativa e del mercato residenziale. Ma la precondizione essenziale alla praticabilità di un simile scenario ribadisce con forza la necessità di una reale integrazione della popolazione straniera nella struttura sociale ed economica del Paese, sia sul piano occupazionale, sia su quello dei diritti di cittadinanza.
