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Efficienza energetica degli edifici, perché occorre accelerare il processo di riqualificazione

Autore: Francesco Piasentini

14/03/2012

 

Già alla fine del 2010,  la Commissione Europea ha confermato il ritardo accumulato dalla UE rispetto alla tabella di marcia verso il conseguimento degli obiettivi del c.d. Pacchetto Clima Energia nonché la necessità che gli Stati Membri intensifichino gli sforzi per il risparmio energetico in quei comparti che presentano le maggiori potenzialità, vale a dire gli edifici ed i trasporti.

Come si sa, la necessità di formulare politiche energetiche innovative deriva fondamentalmente dal bisogno di porre un freno ai cambiamenti climatici che sono in atto sul nostro pianeta. L’attuale impronta ecologica del vivere e produrre è troppo pesante per la conservazione del genere umano oltre una certa soglia temporale, il cui limite viene posto dai diversi studiosi in termini più o meno drammatici, ma comunque quasi sempre allarmanti.

In tal senso la firma del Protocollo di Kyoto nel 1997 ha rappresentato un passo storico, ulteriormente implementabile, per le politiche ambientali ed energetiche. L’accordo prevedeva la riduzione delle emissioni di CO2 e altri cinque gas serra in misura non minore al 5,3 % del livello delle emissioni registrate nel 1990. La riduzione complessiva del 5,3 % non è uguale per tutti i Paesi firmatari; all’Unione Europea spetta una riduzione dell’8% (incrementato di un ulteriore punto percentuale annuo entro il 2010 nel 1998), mentre all’Italia spetta una riduzione pari al 6,5% delle emissioni di CO2 prodotte nel 1990.

L’Unione Europea, in relazione alla ratifica del protocollo di Kyoto (entrato in vigore nel febbraio 2005) ha formulato diversi documenti sul tema energetico - ambientale; in particolare, con la Decisione del Consiglio del marzo 2007 sono fissati diversi obiettivi con scadenza al 2020 e, in particolare:

  • Riduzione del 20% del consumo di energia rispetto alla proiezione per il 2020 grazie ad una migliore efficienza energetica.
  • Riduzione di almeno il 20% rispetto al 1990 di emissioni di gas ad effetto serra entro il 2020,
  •  Per Italia (2020 su 2005): settori non ETS: 13% ; settori ETS 21%.
  • Aumento al 20% entro il 2020 della quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo finale di energia. Per Italia 17%.

La UE è in ritardo - Il recente documento della Commissione Europea "Energy 2020 A strategy for competitive, sustainable and secure energy" del 10 Novembre 2010 mette in evidenza come, a livello dell'Unione, il programma di conseguimento degli obiettivi del c.d. pacchetto Clima Energia è in deciso ritardo. Tra le raccomandazioni e le azioni da intraprendere il citato documento indica al primo posto la concentrazione degli sforzi da parte degli Stati Membri in quei settori ove le potenzialità di risparmio energetico sono maggiori, vale a dire gli edifici ed i trasporti.

La riabilitazione energetica nell’edilizia

Per loro natura, gli interventi significativi per il miglioramento dell’efficienza energetica  degli edifici  implicano lavori agli impianti e alle strutture i cui costi accessori risultano largamente ammortizzati solo se si interviene nel contesto di una più generale iniziativa di ristrutturazione o di manutenzione straordinaria del fabbricato.

Annualmente solo una minima parte del parco immobiliare nazionale è interessato da importanti interventi di riqualificazione energetica i quali avvengono principalmente proprio in occasione di programmate più ampie ristrutturazioni. Non sono certo da scoraggiare interventi parziali, quali la sostituzione dell’impianto termico o degli infissi, tuttavia l’esito conseguente a tali interventi in termini di riduzione energetica non è decisamente il massimo ottenibile. Seguendo, di questo passo, il tasso fisiologico di rinnovamento del comparto edilizio i livelli prefissati dagli obiettivi energetici UE e nazionali saranno raggiunti in tempi largamente eccedenti le scadenze prefissate.

I ritmi fisiologici di trasformazione del parco immobili della UE sono infatti caratterizzati dai seguenti indicatori:

  • Tasso annuo di realizzazione di nuove costruzioni: 1-1.5%;
  • Tasso annuo di esecuzione di manutenzioni ordinarie e straordinarie: 2%;
  • Tasso annuo di rinnovo del parco tecnologico impiantistico: 5%;
  • Tasso annuo di demolizione: 0.2-0.5%.

Il parco immobili dell’Italia non si differenzia nella sostanza da tale comportamento, anche se gli interventi di rinnovo sono maggiori rispetto alla media europea.

La dinamica del comparto edilizio è quindi troppo lenta rispetto agli "impegni 20-20-20" (ad eccezione dell’impiego di fonti di energia rinnovabili, dove nel nostro Paese si sta investendo in modo quasi compulsivo)  e non basta concentrare gli sforzi sulle nuove edificazioni e sulle programmate ristrutturazioni. Occorre pertanto stimolare e facilitare il processo di riqualificazione energetica delle strutture immobiliari esistenti incrementandone gli interventi rispetto ai ritmi fisiologici di rinnovo del comparto edilizio.

Lo stato di salute del settore delle costruzioni e le attese riposte nella riqualificazione, soprattutto energetica

La fase congiunturale recessiva nelle costruzioni è un evento ormai conclamato. Il settore delle nuove costruzioni ha perduto (e sta perdendo) notevoli quote di fatturato, in tutta la filiera orientata alla nuova edilizia. Meno aleatori i caratteri di quello che è senz’altro il più importante driver del mercato nei prossimi anni, ovvero il rinnovo edilizio, con un ruolo fondamentale e crescente di quello volto a conseguire risparmio energetico.

L’attività di manutenzione del patrimonio abitativo (ma anche non residenziale), si rivela ancora una volta, come già con la crisi del 1993-1994, la vera ancora di salvataggio del mercato delle costruzioni.

Per primo sarà infatti il segmento degli interventi minuti sul territorio: la ristrutturazione degli appartamenti e dei condomini sono i principali sostenitori di questa fase di mercato. Circa l’80% delle famiglie possiede in Italia l’immobile in cui vive e la disponibilità a investire sul proprio immobile è un elemento che caratterizza particolarmente le famiglie italiane. E se nella fase espansiva del mercato, nel precedente ciclo edilizio, tra la fine degli anni ’80 e la prima metà degli anni ’90, la fase “epocale” di investimenti in riqualificazione delle abitazioni era stata determinata dalla maggiore disponibilità di risorse, dall’attribuzione alla casa di un “ruolo sociale”, quella di oggi nasce da esigenze diverse. E il fondamentale carattere nuovo è l’attenzione verso la qualità ambientale ed ecologica.

E nelle stesse opere pubbliche, pur in un quadro difficile, le risposte più positive vengono dal partenariato pubblico e privato (in crescita del 13% in termini di investimenti), dal facility management, e dall’energy technology. In altri termini i veri motori del mercato del settimo ciclo edilizio sono e saranno la riqualificazione del patrimonio esistente e l’Energy Technology, nuovo protagonista del sistema delle costruzioni.

(prima pubblicazione 16-03-2012)


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