I primi 5 anni di 55%
Tra annunci di eliminazione e proroghe all’ultimo minuto, il provvedimento di defiscalizzazione degli interventi di riqualificazione energetica degli edifici è giunto al quinto anno di agevolazione. Osservando la dinamica del numero di comunicazioni pervenute ad ENEA, si potrebbe concludere che l’”effetto annuncio di eliminazione” con conseguente corsa dei contribuenti ad iniziare lavori che altrimenti non avrebbero potuto usufruire degli incentivi, ha fatto notevolmente lievitare i numeri in gioco.
Numero e importo degli interventi 2007-2011
Fonte: elaborazioni e stime Cresme su dati ENEA
* 2010 – Stima; ** 2011 - Previsione
In realtà, l’effetto annuncio ha ottenuto, tenendo conto di quanto si vedrà poco oltre, quasi esclusivamente vantaggi per le casse dello Stato. Una descrizione delle quantità è però necessaria per inquadrare l’argomento: in 5 anni 1,36 milioni di unità immobiliari è stata riqualificata in termini energetici con un investimento cumulato pari oltre 16,5 miliardi di euro. Gli incrementi più ampi nel ricorso allo strumento di defiscalizzazione si sono registrati tra il 2007 (anno di avvio) e il 2008 con il +134% e tra il 2009 (anno previsto per l’interruzione del provvedimento) e il 2010 con un notevole +70% rispetto a un 2009 in linea con l’anno precedente. La previsione per il 2011 indica una riduzione di circa l’11% dovuta principalmente all’allungamento del periodo di rientro (fissato in 10 anni) e alla critica situazione economica nazionale.
I conti del 55%: sostegno monetario alle imprese ma senza un progetto
I soggetti coinvolti nel conto costi/benefici sono lo Stato, le famiglie investitrici, il sistema produttivo di imprese e lavoro. La valutazione dei costi dell’investimento e dei benefici dell’operazione al 2021 (anno di estinzione dei ratei di rimborso fiscale ai contribuenti) degli interventi effettuati tra il 2007 e il 2011 individua 16,9 miliardi di € complessivi di investimento, di cui 7,3 miliardi di € in detrazione (mancato gettito fiscale); il costo dell’investimento è da intendersi attualizzato al 2011 ed è stato calcolato come somma degli importi dei lavori segnalati da ENEA per il 2007, il 2008 e la previsione ENEA per il 2009 (2,95 mld), il 2010 è una stima CRESME pari a 4,5 mld. e il 2011 è una previsione pari a 4,2 mld. Sulla base dei flussi economici annuali derivanti dall’operazione è stato possibile calcolare il saldo al 2021 relativo al:
- Bilancio dello Stato - ovvero l’incremento del gettito e i flussi negativi derivanti dalle detrazioni e dal minore gettito fiscale sui consumi energetici;
- Bilancio delle famiglie investitrici – dato dal saldo tra l’investimento effettuato, le detrazioni fiscali ottenute e il risparmio sulle bollette energetiche (quest’ultimo ottenuto sulla base dei parametri ENEA desunti dai diversi interventi effettuati)
- Bilancio delle imprese e dell’occupazione ovvero il fatturato (all’interno del quale sono compresi i compensi e le retribuzioni per gli occupati delle imprese stesse) e i costi (imposte e oneri sociali) delle imprese attribuibile all’incentivo fiscale del 55% per l’efficientamento energetico degli edifici;
I benefici dell’operazione si dividono tra ritorni monetari e ritorni ambientali e socio-economici. I ritorni monetari sono complessivamente pari a 9,1 miliardi di € e sono il risultato della somma algebrica dei saldi di bilancio dei singoli soggetti osservati (il saldo per il bilancio dello Stato è pari a –1,3 miliardi, il saldo per le imprese e il settore occupazionale è pari a +9,5 miliardi e il saldo per le famiglie e le imprese investitrici è di +0,9 miliardi).
Impatto sul bilancio dello Stato – milioni di euro attualizzati al 2010 -
Fonte: elaborazione Cresme
Il solo bilancio dello Stato mostra come ad entrate immediate o di poco posticipate (IVA, oneri sociali, IRPEF, IRES, ecc.) corrispondono uscite spalmate su 10 anni (mancato gettito per detrazioni e minori imposte dovute ai risparmi su consumi energetici). Per effetto dell’attualizzazione dei valori in gioco, dunque, lo Stato trae un vantaggio nello sbilanciamento dei tempi tra gli incassi e le minori entrate.
Impatto sul bilancio dello Stato – milioni di euro attualizzati al 2010
Fonte: elaborazione Cresme
Da quanto si è visto in precedenza, il comparto che trae maggiori vantaggi dal provvedimento di defiscalizzazione degli interventi di riqualificazione energetica è senza alcun dubbio l’intera filiera delle imprese (e del lavoro associato a tali imprese) del settore edile coinvolte nell’efficienza energetica (dalla produzione di materiali e impianti, alla progettazione, alla distribuzione, all’installazione). Il saldo positivo di 9,4 miliardi di euro è certamente una boccata d’ossigeno per moltissime imprese in forte difficoltà ma non sembra sia stato in grado di creare un vero e proprio “sistema dell’efficienza energetica”. Quello che manca, infatti, è un progetto, la certezza di incentivi stabili nel tempo tali da permettere alle imprese di lavorare per alcuni anni in un ambito normativo favorevole, di programmare investimenti in innovazione, di dimensionare impianti e forze lavoro su un piano di sviluppo solido. Diversamente, gli annunci di mancato rinnovo e di taglio lineare degli incentivi, favoriscono – oltre ai flussi di cassa dello Stato – le imprese “mordi e fuggi”, quelle che si accontentano di incassare poco (e spesso in “nero”) senza porsi problemi relativi alle garanzie, all’assistenza, alla regolarità del lavoro (inteso come installazione e come manodopera). Chi opera con tali modalità è favorito anche dalla possibilità di fatturare lavori in linea di principio non incentivabili come lavori per efficienza energetica (facendo crescere gli importi detraibili) con evidenti distorsioni anche nei dati rilevati da ENEA. E’ più che probabile che la maggior parte delle imprese più strutturate vedrebbe di buon grado un rinnovo pluriennale del provvedimento di defiscalizzazione (o l’ipotesi di renderlo strutturale al sistema fiscale italiano) anche con una limitazione dell’aliquota di detrazione, con l’aggancio dell’aliquota al risparmio realmente ottenuto e con l’inserimento di tetti di spesa parametrici connessi alla tipologia di interventi effettuati.