Lape: Polistirene espando industria & edilizia
banner1
cerca nel sito

Ignora collegamenti
Home  •• L'opinione

La terza guerra mondiale

mercoledì 18 gennaio 2012

La domanda, se l’è posta il banchiere d’affari di lungo corso Guido Roberto Vitale: è scoppiata la terza guerra mondiale? A prima vista l’interrogativo sembra esagerato: in giro non si vedono truppe, nessuna bomba è stata sganciata dai cieli, gli ambasciatori continuano a organizzare feste e ricevimenti. A ben vedere, però, qualche dubbio che Vitale abbia ragione, spunta. In particolare, dopo lo spettacolare abbassamento multiplo dei rating di un buon numero di paesi europei da parte di Standard and Poor’s. Per chi non lo sapesse, l’agenzia americana ha declassato l’Italia nella serie B dei debitori e retrocesso anche Stati finora primi della classe come Francia e Austria.
Se si trattasse solo di uno dei tanti giochetti della finanza, sarebbe poco male. Il problema è che non è così. Il declassamento significherà anche pagare di più Bot e Btp, oltre a una maggiore difficoltà per le imprese italiane a ottenere finanziamenti dalle banche.
Come mai arriva questa mazzata dopo tutte le manovre (e le tasse) che ci siamo accollati per salvare l’Italia? Gli analisti di Standard and Poor’s l’hanno spiegato bene: i provvedimenti rischiano di rompere la pace sociale e di impoverire il nostro paese. Secondo loro, le troppe tasse ci porteranno a spendere meno e questo metterà in ulteriore difficoltà le industrie, con la conseguenza che anche i conti pubblici peggioreranno. Così servirà una nuova manovra, che però a sua volta aggraverà ancora di più la recessione e così via in una sindrome greca che porta al default.
Domanda: ma non erano proprio le agenzie di rating a chiedere manovre, sacrifici e riforme? E adesso che si fa sul serio non va più bene? Discorsi analoghi si possono fare per Francia e Austria. Inoltre, qualcuno si spinge a pronosticare per un futuro non molto lontano addirittura un downgrading, una retrocessione, della Germania.
E la terza guerra mondiale che c’entra? È presto detto: queste bocciature a raffica renderanno molto più difficile a Bruxelles mettere in piedi quel sistema di protezione dei paesi in difficoltà e, in definitiva, la sopravvivenza dell’euro stesso. Con tutte queste bocciature, l’Efsf (la scialuppa di salvataggio degli Stati che aderiscono all’euro) traballa. Il futuro della moneta unica diventa, insomma, quanto mai incerto. E questo, coincidenza, proprio quando arabi e cinesi iniziavano a utilizzare l’euro al posto del dollaro.
Difficile non avere sospetti: gli Stati Uniti hanno bisogno di una moneta credibile, universale, per convincere Cina & c a sottoscrivere i loro titoli di Stato, i Treasury bond. Gli Usa hanno un debito pubblico pari al 100% del Pil e una montagna di titoli in scadenza. Senza quei paesi rompiscatole con il loro euro tra i piedi, il dollaro non ha rivali e torna a essere la valuta di riferimento del mondo intero.
Certo, non ci sono prove che Standard and Poor’s agisca su input più o meno palese del governo Obama. Ma, come diceva il 93enne Giulio Andreotti, a pensar male spesso ci si azzecca. C’è però una buona notizia: se è vero che è scoppiata la guerra, non è detto che si debba perderla. 

Banner Mapei

Approfondimenti Cresme

Eclisse: controtelai per porte a scomparsa