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Dall’inferno al purgatorio

lunedì 23 gennaio 2012

Il paradiso della ripresa può attendere. Ma mentre le imprese sono nell’inferno della recessione, San Monti cerca di traghettarle in purgatorio. Con il decreto sulle liberalizzazioni il governo non ha fatto miracoli. Però ha aperto una porta che dovrebbe aiutare a trovare una via di uscita alla crisi economica che imperversa. Certo, i provvedimenti non sono una rivoluzione. Ma sono pur sempre qualcosa che nessun governo precedente (se si escludono le lenzuolate di Bersani) era riuscito a proporre. Ora starà al Parlamento approvare in fretta, senza smontare gli articoli per compiacere alle lobby, le aperture nelle maglie fitte del sistema corporativo italiano.
Anche se il pacchetto studiato dall’esecutivo non è una rivoluzione, contiene comunque alcune proposte interessanti, capaci di dare una boccata di ossigeno alle imprese. Per esempio, nella proposta che sarà esaminata da Camera e Senato c’è la previsione di spesa per 6 miliardi che dovrebbe estinguere, seppure solo in parte, i debiti arretrati che la pubblica amministrazione deve alle aziende, anche se non è ben chiaro che cosa significhi, in pratica, ricevere titoli come Bot e Btp al posto del contante. Se la proposta andrà avanti si tratta comunque di un passo in avanti. C’è poi l’affinamento del sistema di project financing, non meno importante per incentivare la realizzazione di progetti infrastrutturali che si trascinano da anni. Tra l’altro, viene facilitato l’accesso al credito bancario per finanziare le opere: un aspetto essenziale, dato che spesso strade e ponti restavano sulla carta proprio perché il sistema creditizio non concedeva sufficienti fondi, anche dopo aver superato tutti gli iter di approvazione. Altra decisione non meno interessante è quella che dirotta i 1.600 milioni destinati al Ponte sullo Stretto a una serie di infrastrutture e opere che si erano insabbiate per mancanza di soldi. Senza parlare della possibilità di esenzione dall’Imu per le case rimaste invendute: un problema assai sentito dal popolo di edilizia e dintorni.
Insomma, si tratta di provvedimenti che hanno un qualche peso, anche se non sono certo la panacea per la crisi che da ormai quattro anni attanaglia edilizia e affini. D’altra parte, non è neppure realistico pensare che una quindicina tra professori e tecnici, seppure di grande esperienza, possano cambiare il volto della nostra economia in un paio di mesi. Il governo, tra l’altro, anche se riuscirà a portare a casa il piano di liberalizzazioni, che tra l’altro prevede tempi più stretti per la giustizia in tema di affari economici e uno snellimento delle procedure per fare impresa, si troverà a scalare un altro asperrimo ostacolo: la riforma del lavoro, un argomento bollente, che già infiamma gli animi. Se riuscirà a superare anche quello, e non sarà semplice, San Monti avrà portato l’Italia fuori dalle torbide acque della stagnazione legislativa prima ancora che economica. E avrà dimostrato a tedeschi e francesi che, yes we can, nonostante i pregiudizi.