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Dopo il lavoro è l'ora della crescita

martedì 7 febbraio 2012

Il governo e' a un punto critico, da cui dipende la possibilità di raggiungere l'obiettivo principale: la crescita dell'economia. La trattativa sulla riforma del lavoro, infatti, non solo mette a dura prova la capacita' di trovare la soluzione a un rebus che ingessa da anni i rapporti tra imprese e rappresentanti dei lavoratori, ma anche l'agenda delle cose da fare. Ora che la crisi ha stretto in un angolo l'Italia, portandola sull'orlo del fallimento, procedere con un vigoroso piano di investimenti e' essenziale.

Ma proprio per questo bisogna eliminare tutti gli ostacoli. Uno di questi e' rappresentato proprio dalle regole stabilite negli anni Settanta con lo Statuto dei lavoratori e che ora, a quasi mezzo secolo di distanza, hanno bisogno di una revisione. In questa lodevole e necessaria riforma, si frappone pero' il nodo dell'articolo 18, quello che riguarda il reintegro dei lavoratori licenziati senza giusta causa. Il problema e' complicato dal fatto che ne' sindacati ne' imprenditori (per non parlare delle forze politiche) sono uniti nel sostenere una posizione. Raggiungere un ragionevole compromesso risulta così difficile. Giorgio Squinzi, candidato alla successione di Emma Marcegaglia alla presidenza della Confindustria tra una paio di mesi, per esempio, sostiene che la revisione dell'articolo 18 non e' per nulla interessante e tantomeno necessaria. L'altro candidato forte al vertice dell'associazione delle imprese, Alberto Bombassei, e' invece convinto che si debba procedere con il bulldozer per spianare le vecchie regole. I sindacati, al di la' di uno stop formale alla libertà di rescindere il rapporto di lavoro (salvo le prerogative di evitare ogni discriminazione), sono anch'essi divisi a meta'. La decisione che prendera' il ministro Elsa Fornero risulterà quindi, inevitabilmente, invisa a una parte se non a tutti i soggetti in campo. Giusta o sbagliata che sia, la riforma interessa comunque non più del 20% della forza lavoro, quella con contratto a termini nelle medie e grandi imprese. Poi, finalmente, il governo sarà costretto ad affrontare il vero banco di prova: la crescita.

Non ci saranno più, insomma, scuse da anteporre. Alzate le tasse, riformate le pensioni, avviate le liberalizzazioni, le semplificazioni e, per ultimo, ridisegnato il mercato del lavoro, il ministro alla Sviluppo, Corrado Passera, non avrà altri schermi a occupare le prime pagine dei giornali. Sono attesi gli investimenti e qui il governo non si troverà davanti un fronte diviso, ma invece una unita' di intenti tra sindacati e imprese. E non si tratterà solo di mettere mano al portafogli, ma anche di usare la fantasia e la capacita' di amministrare per resuscitare un piano casa che non e' mai decollato o la riqualificazione dei centri storici, l'edilizia scolastica... Altro che articolo 18 .

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